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La mia vita deve cambiare.
Non so se o quante volte vi sia capitato un faccia a faccia con un tale imperativo…
Per quanto mi riguarda: non le conto più!
Ebbene: nell’ultimo mese il dado io l’ho tratto, sì! Sei volte.

La prima: da Assistant Event Manager avrei tolto “assistant”! E sia ben chiaro, per Assistant Event Manager s’intende una banalissima centralinista, ma si sa: in inglese fa un sacco cool! Roba che pensano d’invogliarti a fare il netturbino spacciandolo per “Trash Manager”, ma a me mica m’inculano! Con tutto rispetto per centraliniste e netturbini, ovvio.
Ad ogni modo, sì: avrei tolto “assistant”. La mia agenzia sarebbe stata la prima di eventi su strada, si sarebbe chiamata Madame Bovary -che a me è sempre parso un botto significativo e poetico, ma per un qualsiasi comune mortale dotato magari anche solo di un barlume in conoscenze marketing sarebbe parso uno dei peggio bordelli di Caracas- e sarei diventata la regina indiscussa delle serate romantiche.
Certo: con un fatturato mensile di ben trentasette euro e cinquantadue centesimi per aver organizzato l’anniversario in Spa esclusiva con tanto di cena a lume di candela a mia sorella.
…è che i famosi due calcoli, io, li ho fatti dopo!
No: infattibile. Riproviamo.

“Ok, basta! Mollo tutto. E vado a fare del volontariato in Africa!”.
Che a me, questa cosa del volontariato, ha sempre affascinato. Che troppo spesso mi sono ritrovata ad indagare sul senso della vita per giungere sempre alla medesima conclusione: essere utili a qualcuno. Tanto che solo due anni fa ero lì lì per cominciare la facoltà di medicina in età avanzata con l’intento di aprire un ospedale in Kentucky. Cosa che, a dire il vero, succede puntualmente ogniqualvolta trasmettano Patch Adams in tv. Ma questa è un’ altra storia!
Comunque. Dov’ero rimasta? Ah, sì. Ho googolato “Volontariato, dove, quando, perché, per chi. Proibiscono d’indossare tacchi e smalto?” e ho cambiato la mia vita per la seconda volta, facendola virare e durare ben dieci minuti e quaranta! Che, bene: un sacco nobile, Manu. Per carità! Ma da trarre il dado al Continente Nero la cosa mi pare alquanto drastica. Un tantino eccessiva, ecco. E poi: chi minchia glielo dice a mamma Rosy e a babbo Pino?
Ok, come non detto. Da capo! E la terza.

Avrei comunque chiuso baracca, burattini e le mie cinquantaquattro tonalità di smalti Kiko in un beauty-case. Tra parentesi: ho una collezione di cui vado particolarmente fiera. Orgogliosissima! Cosa che al momento non c’azzecca un cazzo. Ma comunque.
Avrei serrato la baracca e girato il mondo! Sì. Potrei sostare in un posto qualsiasi, perché no?! Dritta dove mi porta il cuore! Roba che potrei benissimo denunciare Susanna Tamaro per queste perle di saggezza che ti rovinano la vita. E va beh.
Dicevo? Sì: potrei sostare in un posto qualsiasi laddove mi porta il cuore, perché no?! Magari circumnavigare la costa iberica (esiste?), vivere un paio di mesi qua, poi un po’ là…e raccontare la mia esperienza. Sì: potrei scrivere un blog!!! “La mia vita tra il nobile e il nomade”. Fantastico! Fico! Meraviglioso! Andata.
C’è solo un piccolissimo problema. Questione di dettagli. Roba di poco conto, comunque. Io, da sola, non sono in grado di varcare manco la porta di un cinema sapendo che proietta Profondo Rosso in 3D, ma nessuno vuole venire con me…figurarsi se circumnavigo la costa iberica o sarcazzocosa! Senza contare che ho un terrore dell’aereo pressoché atavico. Roba che, sicuro, in un’altra vita sono morta così. E vi risparmio la mia profonda credenza nella reincarnazione, promesso. Almeno per ora. Che poi: mamma Rosy? E babbo Pino? No. Improponibile.

Ma certo! -e quattro- Potrei trovare qualcuno tanto folle da venire con me. Potrei mettere un annuncio! Per esempio.
AAA cercasi compagno di viaggio, anno dall’ ’83, in giù. Barbuto, rasato e tatuato. Non che mi debba piacere, ovvio. Ma perché non unire l’utile al dilettevole già che ci siamo?! Ad ogni modo: meglio se guida, dato il tipo di avventura mica per altro. Che io c’ho la patente da più di dieci anni, ma ho ancora tanta paura! Delle salite, soprattutto. Sì: sono terrorizzata dalle salite e allora? E sì: anche da quelle con pendenza di tre centimetri e mezzo. E quindi?!?
E comunque: AAA cerco compagno di viaggio! Con la genialità di Charles Bukowsky, l’intelligenza di Kim Ung-Yong (che per chi non lo sapesse vive in Corea, ha un Q.I. di ben 210, iniziò a parlare quando aveva sei mesi e a leggere lingue diverse -tra cui tedesco, giapponese e inglese- quando aveva solo tre anni. E di sicuro la sera tracanna superalcolici come non ci fosse un domani! Ma questo su Wikipedia mica te lo scrivono), la saggezza del Dalai Lama, l’ironia di Selvaggia Lucarelli, il fascino di Al Pacino, le fattezze di Michael Scofield di Prison Break (tatuaggi inclusi, pure quello con la piantina della prigione con tanto di piano evasione in codici geroglifici), la sensibilità di mio padre e gli attributi di Franco Trentalance. Bene! Dovrebbe bastare.
Sia sempre ben chiaro: qualora esistesse davvero l’esemplare in questione…col cazzo che giriamo il mondo. Fila immediatamente in cattività sul letto di casa mia, cocco! (ricordarsi di googolare “Abito da sposa modello impero stile mezzo rock corpetto stretch sottovuoto svaroskato senza spalline con scollo retro a Vu pressoché fino al sedere. Ma comunque fine”, già che ci siamo).
Va bene, ma nel frattempo? Io come minchia la cambio la mia vita? E cinque.

Ok Manu, non è necessario girare il mondo! Se esiste la birra analcolica, devono esistere anche le vie di mezzo! Quelle noiosissime mezze misure, presente? Il grigio, no?! Tra il bianco. E il nero. E la birra analcolica. E vi risparmio la digressione sul nonsense di quest’ultima e di tutte quelle cose che in questa cazzo di vita, io, proprio non capisco. Magari più avanti.
Ma comunque: ci sono! Anzi: c’ero. Dado tratto, scena quinta. Ciak. Azione!
Sarei volata dritta a Tenerife. Che lì, mi sono informata, il volontariato con le balene va per la maggiore. Mi sarei mantenuta servendo birra, è vero, ma almeno avrei vissuto beata di fronte alla strafottenza del mare, contemplando tramonti, sorseggiando Negroni sbagliato ed indossando uno striminzito bikini da urlo leopardato perfettamente abbinato al mio smalto Kiko numero 64, beige nude. Per trecentosessantacinque giorni l’anno! Beh, non male.
Se non fosse che mi conosco ed il risultato dopo un solo primo mese sarebbe: io non voglio servire birra! La mia vita deve cambiare. Adesso! E via di loop a trarre il dado altre nove volte, solo con indosso un bikini maculato…
No. C’è qualcosa che non va! Di nuovo. E sei.

Ok. La mia vita deve cambiare! Voglio un fottutissimo lavoro che mi sia cucito addosso, Cristo.
Leopardato, o maculato ed abbinabile, non me ne frega una cippa lippa. Voglio solo che mi gratifichi! Per la prima volta in vita mia.
Ed eccomi qui: che tento per l’ultima volta di trovare il mio posto nel mondo. Dopo tanto peregrinare. Dopo aver cambiato più lavori io di quante inquadrature Christopher Nolan in “Inception”. Dopo aver scavato con una ruspa -e non senza dolore e tanto coraggio- fino a raschiare nel fondo dei miei fallimenti.
Intendiamoci: io l’idea di Tenerife mica l’ho abbandonata! Accantonata, ecco tutto. E giusto per il bikini leopardato barra maculato all’occorrenza, non tanto per i cetacei bisognosi d’aiuto, che io mica penso d’esserci portata!
E perché nel frattempo non creare un Blog?! Non racconterò del mondo là fuori, ma posso sempre raccontarvi di un mondo: quello che ho dentro! Con sincerità. Senza fronzoli.
Mentre cerco il lavoro giusto e continuo a succhiarmi una vita, la mia, che quanto a clemenza se la gioca con Erode a testa o croce, per Dio! Ma comunque.

Mi chiamo Manuela, ho trentaquattro anni, mi porto dietro un pesante fardello esperenziale e la Lallai. Oltre ad un beauty-case pieno zeppo di smalti Kiko, ovvio.
Credo nel karma e ancora nella favola del Principe Azzurro.
Ma soprattutto: cavalco dritta verso la risata perfetta.
E chi cazzo sia la Lallai?! Beh, questo ve lo svelo nel prossimo post.

STAY TUNED