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Sulla Strada Giusta: riflessione finale

[…]
“In un passato lontano, quando ci sentivamo piccoli di fronte al cosmo spaventoso e infinito, colmavamo il vuoto della nostra esistenza con Dei e religioni.
Al loro posto oggi abbiamo le finte certezze che ci vengono sparate addosso dalla televisione, che ci ammiccano dai cartelloni pubblicitari. Ci propongono una vita che non esiste e che non è mai esistita.
Però devi avere una macchina e poi una casa, perché <<Come si fa senza una casa?>>. Allora ti serve un mutuo, e c’è sempre un consulente finanziario con il sorriso di plastica a suggerirti il piano migliore, la corda più adatta per strangolarti lentamente. Trent’anni. Per trent’anni diamo la chiave della nostra esistenza a qualcuno che ce la custodisce a pagamento.
<< Vai in vacanza la prossima estate?>>
<< Eh, come faccio, ho il mutuo da pagare…>>
Certo, poi avremo una bella casa di proprietà, dei bei mobili, un divano su cui appoggiare le nostre emorroidi e le ginocchia che scricchiolano, e su cui ripensare ai sogni che avevamo e che non abbiamo più il tempo di realizzare.
Fanculo, la vita è diversa da questa!
Possiamo costruire la nostra apparenza e far finta di essere ricchi, belli, importanti. Viviamo pure la vita degli altri per ostentare un’idea di successo, così ci sentiremo più adattati e accettati.
Gonfiamoci le labbra e facciamoci il lifting. Riempiamoci le tette di silicone e la testa di stronzate. Consoliamoci con i complimenti e ridiamoci sopra. Ma nel buio della notte, quando non ci sarà altro pubblico che noi stessi, sapremo davvero chi siamo. Non ci sarà tempo per le maschere, allora.
Noi non siamo quello che mostriamo di essere, siamo quello che facciamo quando nessuno ci guarda. Siamo quello che pensiamo quando nessuno ci può ascoltare. Siamo le nostre lacrime al buio, nascosti dal cuscino.

La verità è che la Felicità esiste, e non è una cosa che si compra durante i saldi.
E’ qualcosa che si cerca, lungo le vie del mondo come nel profondo del nostro cuore.
Si cerca con nuovi occhi e nuove esperienze. E’ lì fuori, da qualche parte, e ognuno di noi ha la sua.
Quando ero un ragazzino mi è stato messo un paraocchi, come a tutti, distribuito da un mondo di adulti con paraocchi ancora più grandi, ma ho sbriciato fuori e ho visto che c’era qualcosa che non quadrava.
Crescendo ho seguito la strada del macello, ma continuavo a sbirciare chiedendomi:<<E’ davvero questa l’unica strada?>>
Tutti attorno a me però dicevano:<<Non guardare, e tieni duro, la strada è questa>>. Lo ripetevano continuamente, ossessivamente.
Mi sono sentito solo. Mi sono sentito diverso.
<<Forse c’è qualcosa che non va in me>> ho pensato, <<forse sono io quello che non si sa accontentare. Devo essere un viziato. Se tutti sopportano, perché io non ci riesco?>>

Poi un giorno, arrivato alle lacrime e alla disperazione, a un passo dall’abisso, ho detto basta abbandonando il paraocchi e la strada sicura, scoprendo un mondo che prima neanche conoscevo.
Ecco quello che mi stavano tenendo nascosto! Mai più! Mai più una persona dovrà sentirsi sola!
Mai più dovrà sentirsi diversa, perché spera di poter usare il suo tempo per vivere e non solo per sopravvivere!
Mai più dovrà sentirsi stupida e disadattata, perché vorrebbe qualcosa di meglio delle ferie ad agosto e delle tette dell’ultima puttana famosa nelle riviste.
Togliamoci il paraocchi e guardiamo cosa la vita ci può offrire. Lei è ricca ed è lì per tutti. Potremmo essere tutti fratelli, tutti felici, e invece siamo solo una mandria di schiavi, bestiame da macello, chiusi in una gabbia fatta delle nostre stesse illusioni.
Ci accontentiamo di quel tanto di fieno che ci permette di sopravvivere e intanto qualcuno si nutre delle nostre carni.
Arricchiamo con il sangue qualche parassita che se la ride dall’alto, qualcuno con così poca anima  da riuscire anche a dormire la notte e guardarsi allo specchio senza sputare.
Qualche volta spero davvero che esista una giustizia divina che cali la sua spada fiammeggiante sul collo di chi prospera sull’infelicità altrui. Ma intanto dobbiamo cavarcela da soli, amici. Dobbiamo evadere. E’ difficile, ma si può fare. Qualcuno morì provandoci, ma dobbiamo unirci e continuare a combattere. La vita ci sfiderà in continuazione, ma noi dobbiamo resistere alle intemperie, andare avanti, rialzarci dopo la tempesta, e nonostante tutto trovare la forza di sorridere, ancora e ancora.
Questa è la vita, amici, ed è alla fine di questa strada che c’è la felicità, ed è lì da sempre per chi ha avuto il coraggio di tentare, di crescere, di distinguere la verità.
Non abbiamo bisogno di maestri o di guru. La verità è già dentro di noi, dobbiamo solo ascoltarla. Basta solo ignorare le voci e le opinioni che non contano un cazzo. Smetterla di nutrire le paure inutili e le ansie, di essere in conflitto con noi stessi, di odiarci.

Tutti abbiamo sbagliato qualcosa nella vita, e nessuno di noi è perfetto. Abbiamo dei rimpianti, ma va bene così. Amiamoci per quello che siamo, perché non abbiamo altro che noi stessi. E non smettiamo d’imparare! Perdoniamo pure le nostre debolezze, ma smettiamo di assecondarle. Proviamo a sconfiggerle, piuttosto, migliorandoci, sempre. Cerchiamo di capire cosa siamo davvero e cosa potremo essere. Non fidiamoci solo delle forze che abbiamo ora, ma di quelle che sappiamo di avere, nascoste da qualche parte.
E’ un tempo limitato il nostro su questa Terra, ma le potenzialità che ci appartengono sono infinite, dobbiamo solo imparare a coglierle. Dentro di noi forse non ci saranno tutte le porte, ma abbiamo tutte le chiavi. Prendiamole!
E aiutiamoci l’uno con gli altri, amici miei. Perché la strada è dura. Ognuno di noi sta affrontando la sua guerra personale, e non mostra volentieri le sue cicatrici. Basta una parola, una pacca sulla spalla, una voce che ti dica:<<Ce la puoi fare!>>
Quando ci incontreremo, ci riconosceremo dallo sguardo, lo sguardo fiero di chi ha combattuto ed è stato ferito, lo sguardo lucido di chi ha perso e si è rialzato, lo sguardo determinato di chi non si arrende, nonostante il dolore.
Ci incontreremo lungo le strade del mondo e ci sorrideremo, perché sapremo cosa abbiamo passato per arrivare fin lì. In salita, controvento, sotto la pioggia che confonde le lacrime.
E quando la strada sarà finita siederemo intorno al fuoco, racconteremo le storie delle nostre battaglie, intonando canzoni in onore dei caduti, ma bevendo il vino dalla coppa della vita.”