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VERSACE N’ARTRO LITRO: il MIO libro è davvero realtà!

Versace n’artro litro, ovvero il MIO fottutissimo libro, è ormai realtà! CAZZO. Aggiungerei. Con la finezza che da sempre mi contraddistingue, ovvio. Ma scurrile intercalare o meno: Versace n’artro litro è realtà davvero!
Se non mi conosci, caro lettore qualsiasi, questo articolo è per te. Per spiegarti da dove nasce questo sogno che si è materializzato come per magia in un’afosissima giornata di mezza estate. E per raccontarti di cosa parla e come.
Così che tu possa non propriamente fidarti sulla parola, ma quantomeno incuriosirti…fino magari ad arrivare a leggerlo per davvero.

Versace n’artro litro: partiamo dagli antipodi?

Uh, merda! Temo che gli antipodi siano un tantino lunghi da raccontare. E se è per questo: anche solo da riassumere.
Versace n’artro litro racchiude infatti almeno quattro anni di una vita, la mia, raccontata da tempi immemori mezzo Social…post dopo post. E diventa un libro dopo la mia ultima battuta d’arresto: un uomo che mi lascia il giorno stesso del mio trentatreesimo compleanno…(aperta e chiusa: qualche colpa ce l’ho. E, come si legge nell’introduzione del mio libro “Qualchina ecco…esiste?!”)

Da quel giorno passano due anni: il libro è pronto, ma io sono letteralmente a pezzi (non per l’uomo di cui sopra, ovvio). Ma per un momento particolarmente delicato della vita mia in cui ho tirato somme. Snocciolando tutti gli errori compiuti a mo’ di rosario fino a non perdonarmi più.
Cercando con foga il mio posto nel mondo, esattamente un anno fa, giungo quindi a “trarre il dado” e da qui parte l’avventura di questo blog! Se ti va di cominciare a capire chi sono è sufficiente cliccare sul mio primo post ALEA IACTA EST  passando poi per tutti i successivi prima dell’avventura “Programma Kayla: 12 settimane d’Agonia”…e così via! Fino alla mia partecipazione ad un concorso – tale Un Best Seller nel cassetto – con questo benedettissimo libro dal titolo un tantino fuori dai soliti schemi: Versace n’artro litro, appunto.

Versace n’artro litro: postipodi?

Grazie ad un gruppo di affezionatissimi cui ancora devo la realizzazione di questo meraviglioso sogno che attualmente, ad un anno di distanza, sto vivendo ad occhi aperti…ho vinto! E Versace n’artro litro è ad oggi presente davvero in libreria…
Per la reazione alla vittoria, caro lettore qualsiasi, clicca qui E LACRIME FURONO!
Nella speranza di risultati simpatica, più che completamente psicolabile.

Ad ogni modo: questa è la copertina del mio libro! E tra due secondi netti ti svelo anche di che cosa parla…

versace n'artro litro

Versace n’artro litro: la trama

La mia storia comincia il 22 maggio del 2005.
Il giorno esatto in cui nacqui per la seconda volta. E per la prima vissi. Davvero, intendo!
Avevo ventidue anni allora. E, a dire il vero, esistevo già da un pezzo.
Esistere, però, è un conto. Vivere, invece: tutto un altro par di palle!

Questo l’incipit di “Versace n’artro litro”. Un romanzo ironico, dissacrante ed irriverente che post dopo post, nei tempi 2.0 del Dio Facebook, narra semplicemente di una Vita. Vera! Non patinata come vuole la dura legge dei Social. Mai edulcorata, anche nei momenti no. Vita. Punto. Nuda. Cruda. Senza filtri!
Troverete storie d’amore che lasciano il segno, pianti, smadonnamenti, perle di misantropia, ricerche del Maschio Alfa per eccellenza, provocazioni ai benpensanti, licenziamenti continui ed esilaranti avventure alla ricerca di un nuovo lavoro…
Unico filo conduttore? Riderne. Sempre! Trovare il lato positivo di ogni situazione, anche la più bizzarra, anche la più dolorosa.  Un inno alla Resilienza insomma.
Perché tutti noi falliamo, anche se pochi lo scriverebbero mai. Ma l’importante è rialzarsi e poi fallire meglio, direbbe Samuel Becket.
“Perché quando la vita comincia a buttarti addosso palate di merda: prima ne fai concime, meglio è!”

Versace n’artro litro: la Video-Intervista

Volete capirne di più? Un play qui sotto sarà più che sufficiente!

E di contro: gli Esilaranti RETROSCENA della Video- Intervista

Beh , che dire! Spero di aver reso al meglio l’idea. O di avervi quantomeno incuriosito un minimo!

E per il momento vi abbandono. Lasciandovi un piccolo estratto di un libro di 290 pagine (non spaventatevi! Scivolano via che neanche Gianni Sperti nella famosa caduta ad Amici!) (il Karma mi punirà di certo! Cazzo) che spero vi faccia sbellicare dalle risate…prima di costringervi a riflettere.
Per chiunque abbia deciso di acquistarlo e leggerlo sotto l’ombrellone…mi raccomando: cliccate qui per partecipare al Contest.

In palio: “Dai che ci ammazziamo dalle risate!!!” in primis…ed un coupon a scelta del valore di 50€

Post Scriptum
Il genere del mio libro è la cosiddetta CHICK LIT! Che non trattasi di una malattia aviaria di ultima generazione bensì di un genere letterario nato negli anni ’90 e che -con tono brillante (dicono eh?!)- ha per protagoniste (e prettamente si rivolgono anche) giovani donne di ceto medio-alto, alla moda, colte e disinibite ( da “chicken” – pollastrella e “Literature” – letteratura).
Sia ben chiaro: sono di ceto basso tendente al lastrico, per nulla alla moda, assolutamente disinibita e colta sì, ma non vorrei già starvi sulle palle fin da subito! Era così: solo per informazione.

Ma bando alle ciance! Ecco l’estratto

Capitolo 1
Quando il tuo nemico è un Linfoma di Hodgkin al quarto stadio…altro che Ivan Drago!

 La mia storia?  Ve l’ho detto: comincia realmente il 22 maggio 2005. Avevo ventidue anni allora. E, a dire il vero, esistevo già da un pezzo. Esistere, però, è un conto. Vivere, invece, è tutto un altro par di palle! La persona che ero mi aveva lasciata insieme ai miei lunghi capelli castani. Ad annientarla un linfoma di Hodgkin al quarto stadio che si era preso prima collo, diaframma, ascelle e milza. Poi, non contento: capelli e sopracciglia. Infine: la mia spensieratezza. Per sempre. A dire il vero -e col senno di poi, ovvio- il cancro fu la mia prima benedizione! Mi volto spesso indietro: e quella Manuela, quella là, quella ragazzina saccente, sicura, capricciosa, insolente, egoista -per dirne giusto qualcuna- io proprio non la sopportavo. Ad ogni modo, che mi piacessi o meno ripensandoci, poco importa! Fossi stata anche una stronza di alta categoria tendente al lusso, quella che seguì una volta arruolata nel plotone “malati” da chi in quest’universo prende decisioni o causa chissà quali malefatte in vite precedenti…beh, sì, insomma: quella che seguì fu una dura, straziante, (immeritata) battaglia. Dura, straziante, (immeritata), VINTA.

Sapete?! In quei giorni ho sempre preferito una bandana colorata alla parrucca, non so perché! Senso d’invadenza, suppongo. In un corpo già fin troppo soggiogato con cinica prepotenza da un tumore. Ma la comprai lo stesso. Spesi pressappoco duecentonovanta euro e l’appoggiai lì, ferma. Sulla testa del manichino, non sulla mia.  Ne ricordo non solo il prezzo, ma ogni singola sfumatura. Tanto è vivido dopo dieci lunghi anni ogni fottutissimo momento della mia malattia. Perché quando a ventun anni intraprendi una battaglia come questa, vi assicuro, è difficile guardare riflessa nello specchio l’immagine di una testa pelata, il corpo deformato dal cortisone, gli occhi spenti. Ancor prima della stanchezza, della nausea, della Paura.  Perché a ventun anni profumi di rabbia, cercando un “Perché”. Una ragione. Anche solo per alzarti dal letto e lavarti i denti. Tu: che avresti dovuto andare al cinema con la cotta di turno e non sapere cosa metterti, Cristo! Potrei raccontarvi dei pianti di mamma Rosy, delle bestemmie di babbo Pino, dell’impotenza di chi ti è accanto. Dell’immane sofferenza fisica, che è nulla rispetto al dolore che tu percepisci negli altri e brucia tanto quanto quella flebo di sangue non infetto iniettata per forza di cose sottopelle in un mercoledì come tanti. Potrei raccontarvi di come la chemioterapia non sia una tortura, come vuole l’immaginario collettivo, ma che tutti quei buchi nelle braccia lasciano segni indelebili…dentro. Potrei raccontarvi di ospedali, incontri, sofferenza. Di aghi, medici, odori. Di gioie. E ricadute.  Di come la ricerca aiuti e gli ospedali sgorghino efficienza. Ma che il tutto non basta se manca la voglia di combattere. E vincere. Potrei raccontare ancora tanto, in effetti. E nel dettaglio.  Sì, potrei. Ma non voglio. Che questa è un’altra storia! La verità è che devo ad un linfoma la mia voglia di vivere. La verità è che da quel giorno, tanto lontano quanto limpido, sono roba rara. Ed ogni cosa, anche la più insignificante, sa di buono. La verità è che sono ancora qui! Anagraficamente -mentre raccolgo il tutto in quest’unico scritto- ho superato anche quel burlone del buon Gesù (e lascerei doveroso spazio a rapidissima toccatina!) e quel che voglio raccontarvi è tutto ciò che ne seguì.  Nel bene. E nel male. Tutto quel che seguì, nel bene, o nel male: la chiamerò Vita!